L'EDITORIALE

Bending Spoons: il «metodo milanese» che conquista il software globale e convince Warren Buffett

Bending Spoons: il «metodo milanese» che conquista il software globale e convince Warren Buffett

Mentre il mondo della tecnologia corre freneticamente verso l’intelligenza artificiale generativa, una realtà italiana sta riscrivendo le regole del gioco nel...

Pubblicata 31/10/2026 alle 11:28

Mentre il mondo della tecnologia corre freneticamente verso l’intelligenza artificiale generativa, una realtà italiana sta riscrivendo le regole del gioco nel cuore della Silicon Valley. Bending Spoons, la holding milanese nata dall’intuizione di Luca Ferrari e dei suoi soci, è passata dall’essere una promettente realtà locale a un predatore globale di primo piano nel mercato del software. La recente notizia di un ulteriore investimento da parte della Berkshire Hathaway, che ha portato la partecipazione della corazzata di Warren Buffett a oltre 900 milioni di dollari, ha agito da detonatore per il titolo a Wall Street, confermando la solidità di una strategia tanto efficace quanto spietata.

Il successo di Bending Spoons si inserisce in un contesto macroeconomico particolare, definito da molti analisti come la «SaaSpocalypse». Molti giganti del software-as-a-service, che solo tre anni fa vantavano valutazioni stellari, si trovano oggi in una terra di nessuno, oscurati dal boom dell’IA e snobbati dai capitali di rischio. È qui che entra in gioco il «metodo milanese»: acquisire prodotti storici ma appannati — come Evernote, Vimeo, Airtable e Miro — a prezzi di saldo, spesso con sconti che sfiorano il 90% rispetto ai picchi del passato.

A differenza dei tradizionali fondi di private equity, che puntano a una ristrutturazione rapida per una successiva rivendita, Bending Spoons opera come una vera holding industriale. Il suo obiettivo non è l’uscita (exit), ma la generazione di flussi di cassa costanti e profittevoli. Questo approccio ha spinto molti a definire la società come la «Berkshire Hathaway del software». Tuttavia, il percorso non è privo di attriti: la ricetta della crescita prevede infatti interventi chirurgici radicali sulla forza lavoro e sulle politiche di prezzo.

Il termine «Bending Spooned» è ormai diventato un neologismo comune nei corridoi della tecnologia californiana. Indica il destino di quelle aziende che, una volta acquisite, subiscono tagli drastici al personale e aumenti tariffari significativi per gli utenti finali. È successo con Evernote ed è accaduto recentemente con Airtable, dove gran parte del team originario è stato congedato subito dopo il passaggio di proprietà. Sebbene questa gestione aggressiva possa far storcere il naso ai puristi della cultura startup, i numeri danno ragione a Ferrari: l’efficienza operativa e la capacità di estrarre valore da asset considerati «legacy» hanno trasformato Bending Spoons in una macchina da profitti con una capitalizzazione che sfiora i 30 miliardi di dollari.

In un mercato dove l’appetito per le quotazioni in borsa sembra essersi esaurito, l’azienda milanese ha dimostrato che esiste una terza via tra il fallimento e la gloria dell’IA. Mentre i colossi del software tradizionale soffrono, Bending Spoons continua a rastrellare ciò che resta dell’era pre-ChatGPT, dimostrando che, sotto la guida giusta, anche i software fuori moda possono trasformarsi in miniere d’oro. La scommessa di Warren Buffett suggerisce che questa non è solo una parentesi fortunata, ma l’inizio di una nuova egemonia nel settore tecnologico globale.