L'EDITORIALE

Stellantis, la cura Filosa frena l’emorragia: ricavi in tenuta, ma il nodo resta la cassa

Stellantis, la cura Filosa frena l’emorragia: ricavi in tenuta, ma il nodo resta la cassa

Il gigante dell'automotive Stellantis prova a risalire la china dopo un 2026 che, finora, si è rivelato a dir poco turbolento sui mercati finanziari. I dati...

Pubblicata 29/10/2026 alle 11:59

Il gigante dell’automotive Stellantis prova a risalire la china dopo un 2026 che, finora, si è rivelato a dir poco turbolento sui mercati finanziari. I dati relativi al terzo trimestre dell’anno delineano il profilo di un gruppo in piena fase di convalescenza, impegnato in una complessa operazione di chirurgia finanziaria e industriale per arginare le perdite e rilanciare una competitività messa a dura prova dalla concorrenza globale.

I numeri presentati dal CEO Antonio Filosa indicano un primo segnale di inversione di tendenza: il fatturato ha mostrato una timida crescita dell’1%, attestandosi a 37,6 miliardi di euro. L’aspetto più rilevante è però la drastica riduzione del rosso in bilancio, che è stato quasi azzerato rispetto al drammatico crollo dello scorso anno, fermandosi a una perdita netta di 453 milioni. È il frutto di quella «maxi-pulizia» contabile avviata a febbraio, necessaria per resettare le ambizioni del gruppo e adattarle a uno scenario di mercato profondamente mutato.

Nonostante l’accoglienza benevola di Piazza Affari, che ha premiato il titolo dopo un crollo del 60% da inizio anno, rimangono diverse ombre sul cammino del gruppo. Il dato più preoccupante riguarda il flusso di cassa operativo, ancora negativo per 4 miliardi di euro. Si tratta di una cifra superiore alle stime degli analisti, che evidenzia quanto sia ancora ardua la strada verso l’auto-sostenibilità finanziaria, promessa dal management solo a partire dal prossimo esercizio.

Geograficamente, Stellantis viaggia a due velocità. Da un lato c’è la risalita del mercato nordamericano, tornato in utile grazie al successo commerciale di modelli chiave come la Jeep Cherokee ibrida e il nuovo Ram 1500. Dall’altro lato, l’Europa resta il vero malato del gruppo. Nel Vecchio Continente, Stellantis ha registrato una perdita operativa superiore ai 300 milioni di euro, schiacciata tra la morsa della concorrenza interna (Volkswagen e Renault) e l’offensiva sempre più aggressiva dei produttori cinesi, BYD in testa.

Per rispondere a queste sfide, la strategia di Filosa punta tutto su una cura dimagrante strutturale — con l’obiettivo di generare efficienze per 6 miliardi di euro — e su un massiccio piano di investimenti da 60 miliardi fino al 2030. La scommessa è chiara: dare priorità ai marchi globali come Jeep, Fiat e Peugeot, cercando al contempo di saturare gli impianti europei sottoutilizzati attraverso partnership tattiche con i costruttori orientali.

In questo contesto di riorganizzazione, gli occhi sono ora puntati sul prossimo 10 dicembre, quando a Modena verrà svelato il destino di Maserati. Sarà quello l’ultimo tassello per capire se il rilancio di Stellantis poggerà su basi solide o se la strada verso la piena redditività presenterà ancora ostacoli imprevisti.