L'EDITORIALE

Diplomazia finanziaria a Bangkok: i colossi di Wall Street pronti alla conquista del mercato cinese

Diplomazia finanziaria a Bangkok: i colossi di Wall Street pronti alla conquista del mercato cinese

Il dialogo tra le due superpotenze economiche mondiali si sposta sul terreno della finanza. A margine dei vertici del G20 e delle riunioni annuali del Fondo...

Pubblicata 19/10/2026 alle 12:02

Il dialogo tra le due superpotenze economiche mondiali si sposta sul terreno della finanza. A margine dei vertici del G20 e delle riunioni annuali del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a Bangkok, i funzionari del Tesoro statunitense hanno esercitato forti pressioni su Pechino per sbloccare l’accesso al mercato interno a giganti del calibro di Mastercard e Citigroup. Le trattative, condotte in un clima di prudente apertura, segnano un passo fondamentale nel processo di attuazione degli accordi siglati lo scorso settembre tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping durante la visita di Stato a Washington.

Al centro dei colloqui guidati dal sottosegretario al Tesoro Francis Brooke, c’è la volontà di trasformare le promesse diplomatiche in licenze operative concrete. La strada sembra essere stata spianata da Visa, che lo scorso 13 ottobre ha ottenuto il via libera preliminare per avviare le operazioni come clearing house indipendente per i pagamenti domestici in Cina. Ora, Mastercard e Citigroup chiedono lo stesso trattamento, puntando a superare i vincoli che storicamente hanno limitato la presenza straniera nel settore dei pagamenti e dei titoli.

Per Mastercard, la posta in gioco è la transizione da una joint venture locale — operativa dal 2024 — a un’entità interamente controllata e indipendente. Questo permetterebbe alla società di gestire i pagamenti in yuan senza dover passare attraverso intermediari statali, sfidando il dominio dei player domestici protetti da Pechino. Sul fronte bancario, Citigroup sta accelerando i tempi per ottenere una licenza che consenta di operare autonomamente nel brokeraggio, nella sottoscrizione di titoli e nella ricerca di mercato. Secondo indiscrezioni, la banca avrebbe già pianificato un aumento del personale nella sua divisione cinese, puntando a circa 100 dipendenti dedicati per consolidare la propria presenza nell’onshore.

Questa accelerazione non è casuale. La Cina ha iniziato a rimuovere gradualmente i limiti alla proprietà straniera in settori come i futures e la gestione dei fondi a partire dal 2018, ma l’accesso diretto ai sistemi di pagamento è sempre rimasto un tema sensibile. Oggi, la necessità di Pechino di ravvivare la fiducia degli investitori internazionali negli asset cinesi sembra aver spinto il governo verso concessioni che, sebbene definite “limitate” dagli analisti, inviano un segnale di stabilità all’ambiente commerciale globale.

Il tempismo di questi negoziati è strategico: i funzionari di entrambe le nazioni stanno lavorando per preparare il terreno al terzo incontro dell’anno tra Trump e Xi, previsto per novembre a Shenzhen in occasione del vertice APEC. In un contesto geopolitico spesso segnato da tensioni tariffarie, l’apertura del settore finanziario rappresenta una “corsia preferenziale” per mantenere vivo il dialogo. Se le licenze verranno confermate nelle prossime settimane, si tratterà di una vittoria significativa per Wall Street, che da decenni attende di poter competere ad armi pari nel mercato dei consumi più grande del mondo.