L’approccio degli Stati Uniti alla ricerca sull’autismo sta subendo una trasformazione radicale che agita il mondo scientifico. Sotto la direzione di Robert F. Kennedy Jr., attuale Segretario alla Salute dell’amministrazione Trump, è stata delineata una nuova tabella di marcia federale che promette di rivoluzionare il settore, ma che molti esperti descrivono come un pericoloso salto nel buio. Un documento di oltre 300 pagine, redatto da consulenti scelti personalmente da Kennedy, minaccia di dirottare ingenti fondi pubblici verso terapie alternative non provate, a discapito della ricerca genetica tradizionale.
Il cuore della controversia risiede nel recente rimpasto dell’Interagency Autism Coordinating Committee (IACC), l’organismo che da venticinque anni orienta le politiche nazionali sull’autismo. Kennedy ha rimosso scienziati di chiara fama per sostituirli con figure vicine al movimento anti-vaccinista. Il risultato è un piano strategico che, pur proponendo di quasi raddoppiare la spesa federale fino a 760 milioni di dollari annui, indirizza le risorse verso pratiche che la comunità scientifica definisce “scienza di confine”.
Tra i punti più contestati figura l’investimento massiccio nella ricerca sulla leucovorina (un derivato dell’acido folico). Nonostante l’entusiasmo manifestato pubblicamente da Donald Trump e Kennedy, i ricercatori sottolineano come manchino prove concrete della sua efficacia, se non per una piccolissima cerchia di pazienti con patologie rarissime. Ad alimentare i dubbi vi sono anche potenziali conflitti d’interesse: alcuni membri del comitato che hanno spinto per questi finanziamenti sono direttamente coinvolti nella prescrizione e nella commercializzazione di tali sostanze.
Non meno preoccupanti sono le proposte riguardanti il trapianto di microbiota fecale e il ritorno a modelli abitativi che ricordano le vecchie istituzioni. Sebbene il piano presenti le “comunità agricole o basate su campus” come soluzioni abitative innovative, le associazioni di persone autistiche temono un ritorno alla segregazione e all’isolamento sociale. Sul fronte medico, invece, si riaffaccia lo spettro della disinformazione sui vaccini; il piano sembra infatti strizzare l’occhio a teorie già ampiamente smentite che collegano il vaccino MPR all’insorgenza dell’autismo.
In conclusione, mentre l’amministrazione difende la nuova strategia come una risposta pragmatica a un’emergenza che colpisce un bambino su 31 negli Stati Uniti, la comunità scientifica internazionale osserva con apprensione. Il timore è che l’ideologia stia prendendo il posto del rigore clinico, trasformando la ricerca sull’autismo in un vasto campo di sperimentazione per terapie non validate, con il rischio di vanificare decenni di progressi e di mettere in pericolo la sicurezza dei pazienti più vulnerabili.