L'EDITORIALE

L’identità è il nuovo perimetro: come i «punti di strozzatura» possono fermare i pirati informatici

L’identità è il nuovo perimetro: come i «punti di strozzatura» possono fermare i pirati informatici

Nel panorama della cybersecurity moderna, il paradigma è radicalmente cambiato. Se un tempo la difesa di un'azienda si concentrava sulla fortificazione del...

Pubblicata 27/08/2026 alle 17:20

Nel panorama della cybersecurity moderna, il paradigma è radicalmente cambiato. Se un tempo la difesa di un’azienda si concentrava sulla fortificazione del perimetro esterno, oggi il vero campo di battaglia è diventato l’identità digitale. Non si tratta più soltanto di impedire ai criminali informatici di «entrare», ma di capire come questi, una volta ottenuta una singola chiave d’accesso, riescano a muoversi indisturbati tra i sistemi fino a colpire il cuore dell’organizzazione.

Le cronache recenti sulla sicurezza informatica rivelano una realtà inquietante: la maggior parte delle violazioni non avviene tramite complessi exploit tecnici, ma attraverso l’esposizione delle identità. Credenziali salvate inavvertitamente, cookie di sessione dimenticati e token d’accesso troppo permissivi fungono da veri e propri tappeti rossi per gli hacker. In questo scenario, l’attaccante non ha bisogno di forzare una porta chiusa; gli basta «effettuare il login» con le credenziali rubate a un utente ignaro.

Il vero pericolo risiede nella cosiddetta escalation dei privilegi cross-domain. Questo processo permette a un attore malevolo di partire da un account con permessi minimi — magari quello di un dipendente di un ufficio periferico — per risalire la gerarchia dei permessi fino a ottenere il controllo totale dell’infrastruttura, passando dai server locali (on-premise) alle piattaforme in cloud. È un effetto domino che trasforma una piccola falla in un disastro sistemico.

Per contrastare questa minaccia, gli esperti di sicurezza suggeriscono un cambio di strategia basato sulla mappatura dei percorsi di attacco. Il concetto chiave è l’individuazione dei «choke points» o punti di strozzatura. Immaginiamo la rete aziendale come un intricato labirinto di strade: per quanto numerose siano le vie d’accesso, esistono sempre degli incroci obbligati attraverso cui un hacker deve passare per raggiungere gli obiettivi più sensibili, come i database dei clienti o i sistemi finanziari.

Identificare questi nodi critici permette ai difensori di concentrare le risorse dove sono più efficaci. Invece di cercare di monitorare ogni singolo file, la sicurezza moderna punta a interrompere le rotte di violazione proprio in corrispondenza di questi incroci strategici. Se si riesce a neutralizzare il punto in cui un account standard può trasformarsi in un account amministratore, l’intera catena dell’attacco si spezza.

In conclusione, la difesa proattiva non può più prescindere da una visione d’insieme che unisca la gestione delle identità alla visibilità dei percorsi interni. Solo comprendendo come le identità esposte possano essere concatenate tra loro, le aziende possono sperare di anticipare le mosse degli aggressori. La sfida del futuro non è solo costruire muri più alti, ma rendere il terreno interno impraticabile per chi non ha il diritto di calpestarlo.