L’ultima settimana di luglio 2026 ha delineato un quadro preoccupante per la sicurezza informatica nel nostro Paese. Secondo le ultime analisi diffuse dal CERT-AGID, l’Italia è stata il bersaglio di un’offensiva digitale massiccia, con ben 140 campagne malevole intercettate in soli sette giorni. Di queste, la stragrande maggioranza (94) è stata progettata specificamente per colpire utenti e infrastrutture nazionali, segno di una minaccia sempre più mirata e sofisticata.
Il fronte più caldo è quello legato alle false sanzioni amministrative. I criminali informatici hanno sfruttato l’ansia dei cittadini nel ricevere multe non pagate, clonando l’identità visiva di piattaforme ufficiali come PagoPA e SEND. In ben 29 occasioni diverse, sono state inviate comunicazioni ingannevoli che invitavano a saldare presunti debiti, un espediente che punta tutto sulla fretta e sul timore di ritorsioni burocratiche per spingere la vittima a inserire i propri dati sensibili su portali contraffatti.
Un caso di particolare gravità ha riguardato il Portale dell’Automobilista, risorsa fondamentale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Gli aggressori sono riusciti a creare una copia talmente convincente del sito da riuscire a posizionarla come secondo risultato nelle ricerche su Google. Questo fenomeno, noto come SEO poisoning, rende la truffa estremamente insidiosa, poiché l’utente medio tende a fidarsi dei primi risultati forniti dai motori di ricerca, finendo così direttamente nelle mani dei cybercriminali.
Non meno aggressivo è stato il settore bancario. I truffatori hanno preso di mira i clienti dei principali istituti e servizi di pagamento operanti in Italia, da BNL a PayPal, passando per Nexi e Klarna. Oltre al classico phishing, si è registrata una pericolosa diffusione di malware per dispositivi Android, come Copybara e RelayNFC, distribuiti tramite SMS che inducono all’installazione di applicazioni malevole capaci di svuotare i conti correnti.
Un elemento di novità della settimana è rappresentato da una massiccia operazione di sextortion. Molti utenti italiani hanno ricevuto email minatorie firmate, apparentemente, dal noto gruppo hacker ShinyHunters. Sebbene i veri membri del collettivo abbiano smentito ogni coinvolgimento, i truffatori utilizzano questo nome altisonante per intimorire le vittime e convincerle a pagare un riscatto in criptovalute per evitare la diffusione di presunti video compromettenti.
Sul versante tecnico, i ricercatori hanno individuato 18 diverse famiglie di malware. Tra queste spiccano nomi ormai noti come AgentTesla e FormBook, che continuano a essere veicolati attraverso documenti di fatturazione o ordini d’acquisto falsi inviati via PEC o email tradizionale. In conclusione, lo scenario attuale richiede una soglia di attenzione altissima: la qualità grafica dei siti contraffatti e la capacità dei criminali di scalare le gerarchie dei motori di ricerca dimostrano che la prevenzione non può più basarsi solo sul buonsenso, ma necessita di una costante attività di monitoraggio e informazione.