L'EDITORIALE

A caccia di spettri solari: la spedizione italiana per svelare il mistero dei Vulcanoidi

A caccia di spettri solari: la spedizione italiana per svelare il mistero dei Vulcanoidi

Mentre migliaia di appassionati si preparano a volgere lo sguardo al cielo per ammirare lo spettacolo estetico dell'eclissi totale di Sole, un team di...

Pubblicata 10/08/2026 alle 07:54

Mentre migliaia di appassionati si preparano a volgere lo sguardo al cielo per ammirare lo spettacolo estetico dell’eclissi totale di Sole, un team di ricercatori italiani si appresta a vivere l’evento con un obiettivo scientifico ben più ambizioso e complesso. La missione, denominata Vento (Vulcanoid Eclipse Near-sun Test Observations), vede la collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Università di Bologna, con il supporto tecnologico dell’ateneo di Padova. La destinazione è il nord-est della Spagna, dove l’oscurità temporanea prodotta dalla Luna offrirà una finestra temporale brevissima ma preziosa per cercare i Vulcanoidi, i leggendari asteroidi che si nasconderebbero nelle zone più interne del nostro sistema planetario.

Questi corpi celesti ipotetici si troverebbero in un’orbita compresa tra il Sole e Mercurio, una regione dello spazio caratterizzata da temperature proibitive e radiazioni estreme. Nonostante i modelli teorici sulla formazione del Sistema Solare suggeriscano la loro esistenza — figlia degli stessi processi di aggregazione che hanno dato vita a Mercurio — nessuno è mai riuscito a osservarli direttamente. Il motivo risiede nella loro vicinanza alla nostra stella: immersi costantemente nel bagliore solare, i Vulcanoidi risultano invisibili sia di notte che durante il giorno, poiché la loro separazione angolare dal Sole non supera mai gli 11 gradi.

L’eclissi totale rappresenta dunque l’unica occasione per abbassare il sipario di luce e scrutare nel buio improvviso. La spedizione italiana, guidata da Albino Carbognani e composta dai ricercatori Gabriele Umbriaco, Alessio Taranto e Thimea Armenio, si posizionerà su un’altura nei pressi di Burgos. La scelta del luogo, un parco eolico, non è casuale: l’altitudine e la vista libera sull’orizzonte sono fondamentali, dato che durante l’evento il Sole si troverà in una posizione piuttosto bassa.

Dal punto di vista tecnico, la sfida è immane. I ricercatori utilizzeranno strumentazione all’avanguardia, tra cui camere Cmos e filtri interferenziali progettati per operare nell’infrarosso vicino. Questa tecnologia permette di «tagliare» la diffusione della luce blu-violetta dell’atmosfera, migliorando il contrasto e aumentando le possibilità di individuare oggetti di piccola taglia, con un diametro stimato intorno al chilometro. Le precedenti missioni spaziali come Soho o Messenger hanno già escluso la presenza di asteroidi di grandi dimensioni, ma il «popolo dei piccoli» Vulcanoidi potrebbe ancora nascondersi tra le pieghe del calore solare.

Sebbene l’imminente eclissi spagnola sia considerata dal team come un test cruciale a causa della sua breve durata e delle condizioni atmosferiche non ottimali, l’entusiasmo resta alto. Ogni dato raccolto servirà a perfezionare i protocolli di ricerca in vista del grande appuntamento del 2 agosto 2027. In quell’occasione, l’eclissi che attraverserà l’Egitto offrirà condizioni di oscurità e durata nettamente superiori, rappresentando la vera prova del nove per confermare o smentire definitivamente l’esistenza di questi elusivi fossili spaziali, testimoni silenziosi delle origini del nostro vicinato cosmico.