L'EDITORIALE

L’autunno dei custodi: il paradosso abitativo della comunità filippina in Italia

L’autunno dei custodi: il paradosso abitativo della comunità filippina in Italia

Per decenni sono stati le ombre rassicuranti all’interno delle abitazioni italiane, i pilastri invisibili su cui si è retto il nostro sistema di welfare...

Pubblicata 12/07/2026 alle 08:50

Per decenni sono stati le ombre rassicuranti all’interno delle abitazioni italiane, i pilastri invisibili su cui si è retto il nostro sistema di welfare privato. Hanno accudito i nostri anziani, cresciuto i nostri figli e mantenuto l’ordine nelle nostre case. Oggi, però, la comunità filippina in Italia si trova ad affrontare una sfida silenziosa ma drammatica: la ricerca di un luogo in cui invecchiare con dignità. Il paradosso è tanto evidente quanto amaro: chi ha passato una vita intera a prendersi cura delle dimore altrui, giunto all’età della pensione, scopre di non avere una casa propria.

La questione non è solo individuale, ma rappresenta un nodo strutturale che le statistiche ufficiali faticano a intercettare. Come sottolineato da Antonio Ricci, vicepresidente del Centro studi e ricerche Idos, esiste una discrepanza profonda tra la narrazione politica sull’immigrazione e la realtà vissuta da migliaia di lavoratori. Mentre il dibattito pubblico si arena spesso su concetti astratti come la «remigrazione» o la gestione dei nuovi flussi, si ignora la parabola di chi è arrivato in Italia da giovane, ha lavorato regolarmente per trent’anni e ha versato i contributi, diventando a tutti gli effetti parte del tessuto sociale nazionale.

Il passaggio dall’età lavorativa a quella del riposo trasforma questi professionisti della cura in soggetti vulnerabili. Molti di loro non hanno accumulato un capitale sufficiente per l’acquisto di un immobile, avendo spesso inviato gran parte dei propri risparmi in patria per sostenere le famiglie d’origine. Con la fine del rapporto di lavoro, spesso legato alla convivenza con il datore di lavoro assistito, viene meno non solo il reddito, ma anche il tetto sopra la testa. Ci troviamo di fronte a una generazione di nuovi anziani che, pur avendo contribuito al benessere economico del Paese, rischia l’emarginazione abitativa.

L’analisi di Idos mette in luce come questa comunità chieda oggi un diritto fondamentale: quello di non essere lasciati soli nel momento della fragilità. Non si tratta di una richiesta di assistenza caritatevole, ma del riconoscimento di un percorso di integrazione compiuto. Questi lavoratori hanno garantito la stabilità di migliaia di famiglie italiane, permettendo ai figli di lavorare e ai nonni di rimanere nelle proprie case invece di finire in strutture ospedaliere. È un debito di gratitudine che si scontra con la rigidità di un mercato immobiliare e di un sistema di edilizia popolare che raramente tiene conto delle specificità dei migranti di lungo corso.

In conclusione, la storia della comunità filippina ci obbliga a una riflessione più ampia sul futuro del nostro modello sociale. Se l’Italia vuole dirsi un Paese civile, deve essere in grado di offrire risposte concrete a chi ha dedicato la propria esistenza alla cura degli altri. Il rischio, altrimenti, è quello di condannare all’invisibilità proprio coloro che, per anni, sono stati gli angeli custodi della nostra quotidianità.