L'EDITORIALE

L'ombra del Cremlino nei dossier italiani: la doppia vita dell'ex 007 Gavino Piras

L'ombra del Cremlino nei dossier italiani: la doppia vita dell'ex 007 Gavino Piras

Il mondo dell'intelligence italiana trema di fronte a una delle falle di sicurezza più profonde degli ultimi anni. La vicenda di Gavino Raoul Piras , ex...

Pubblicata 09/07/2026 alle 10:00

Il mondo dell’intelligence italiana trema di fronte a una delle falle di sicurezza più profonde degli ultimi anni. La vicenda di Gavino Raoul Piras, ex sottufficiale dei Carabinieri e colonna portante del controspionaggio per decenni, non è solo una cronaca di spionaggio industriale o militare, ma il racconto di un tradimento sistematico che ha messo a nudo le vulnerabilità dello Stato. Arrestato dai carabinieri del Ros e posto ai domiciliari, Piras è accusato di aver trasformato la propria competenza professionale in una merce di scambio per i servizi segreti russi.

La carriera di Piras è speculare alla storia recente dei nostri servizi. Dal reparto di intelligence militare (II RIS) fino alle agenzie civili Aise e Aisi, l’uomo ha avuto accesso ai santuari più riservati della difesa nazionale. Tuttavia, secondo l’accusa, per oltre un decennio quella stessa posizione privilegiata è servita a rifornire Mosca di informazioni cruciali. Non parliamo solo di dati tecnici, ma di una vera e propria mappatura delle strategie difensive italiane ed europee. Dalle specifiche del sistema missilistico SAMP/T ai dettagli sui droni subacquei prodotti da Leonardo, fino alle forniture belliche destinate all’Ucraina, ogni dossier sembrava avere un prezzo.

L’aspetto più inquietante dell’indagine riguarda però il fattore umano. Piras non si sarebbe limitato a vendere progetti di armamenti, ma avrebbe consegnato ai russi le identità dei suoi stessi colleghi. Nomi, cognomi e fotografie di agenti del controspionaggio italiano impegnati proprio nel monitoraggio delle attività moscovite in Italia. Un gesto che la magistratura definisce sintomatico di una personalità trasgressiva e sprezzante, capace di vanificare operazioni di sorveglianza delicate, come quella sul sospetto agente Suriadov, pur di compiacere i propri referenti del Cremlino.

Emergono poi dettagli quasi grotteschi dalle intercettazioni. Nonostante la gravità dei segreti manipolati, Piras si lamentava costantemente con i suoi contatti russi per l’entità dei compensi. Una sorta di “mercatismo del segreto” dove una relazione tecnica poteva valere tra i mille e i quattromila euro. Un baratto che non risparmiava nemmeno il Vaticano, dove l’ex 007 sosteneva di agire per una presunta “causa comune”, arrivando a menzionare persino un obolo destinato a strutture d’Oltretevere per facilitare i propri movimenti.

L’inchiesta si allarga ora verso nuovi orizzonti tecnologici. Il coinvolgimento di infrastrutture satellitari e la frequentazione di forum legati a Telespazio suggeriscono che l’interesse russo non fosse rivolto solo al passato bellico, ma al futuro della geo-informazione e del controllo dei dati digitali. Mentre gran parte dei reati più datati rischia la prescrizione, resta aperta la ferita politica e operativa: il caso Piras ci ricorda che il nemico più pericoloso non è sempre quello oltre il confine, ma può annidarsi nelle pieghe più profonde e insospettabili dell’apparato che dovrebbe proteggerci.