L'EDITORIALE

Garlasco, il mistero infinito: tra video segreti e l’ombra di un nuovo movente

Garlasco, il mistero infinito: tra video segreti e l’ombra di un nuovo movente

A diciassette anni dal delitto che ha sconvolto la quiete della provincia pavese, l’omicidio di Chiara Poggi continua a generare onde d'urto nel panorama...

Pubblicata 05/05/2026 alle 10:20

A diciassette anni dal delitto che ha sconvolto la quiete della provincia pavese, l’omicidio di Chiara Poggi continua a generare onde d’urto nel panorama giudiziario italiano. Nonostante una condanna definitiva a carico di Alberto Stasi, nuovi tasselli sembrano comporre un mosaico alternativo, portando gli inquirenti a scavare nuovamente nella rete di relazioni e nei segreti digitali che circondavano la giovane vittima. Al centro di questo nuovo capitolo investigativo si staglia la figura di Andrea Sempio, il cui presunto coinvolgimento riapre ferite mai del tutto rimarginate.

Il fulcro dell’indagine attuale ruota attorno a una manciata di file informatici e a testimonianze raccolte nelle ore immediatamente successive alla tragedia, che oggi assumono una luce sinistra. La Procura di Pavia sta riascoltando i testimoni chiave: le cugine di Chiara, Paola e Stefania Cappa, e il fratello della vittima, Marco Poggi. L’obiettivo è cristallizzare dettagli che all’epoca sembrarono marginali, ma che ora potrebbero confermare l’ipotesi di un movente passionale e sessuale legato a un rifiuto che Sempio non avrebbe accettato.

Le perizie informatiche dell’esperto Paolo Dal Checco si concentrano sulla cosiddetta cartella “Albert”, uno spazio protetto da password nel computer di Chiara che conteneva filmati intimi della ragazza con il fidanzato. Secondo gli inquirenti, la consultazione di questi video — o il tentativo di entrarne in possesso — potrebbe aver innescato una dinamica ossessiva. Si scava per capire se qualcuno, oltre ai diretti interessati, abbia visualizzato o copiato quei file. La madre di Chiara, Rita Preda, aveva già segnalato all’epoca anomalie nella navigazione web dal PC di casa, con accessi a siti per adulti che la vittima aveva notato con fastidio.

Un altro pilastro dell’accusa contro Sempio risiede nella sua attività digitale e nei tabulati telefonici. Le analisi dei forum di seduzione frequentati dal giovane rivelano un profilo psicologico incline alle ossessioni amorose, le cosiddette “one-itis”, segnate da rifiuti traumatici e rancori repressi. A questo si aggiungono i dati delle celle telefoniche: la posizione di Sempio la mattina del 13 agosto 2007 lo collocherebbe proprio nell’area di Garlasco, smentendo parzialmente le ricostruzioni fornite in passato.

La difesa di Sempio ha già annunciato che il giovane si avvarrà della facoltà di non rispondere, un diritto legittimo che però non frena la curiosità mediatica e la necessità di chiarezza della magistratura. Mentre Stasi sconta la sua pena, lo spettro di un errore giudiziario o di una verità incompleta continua a d aleggiare sul villino di via Pascoli. Questo nuovo filone non è solo un atto dovuto, ma il tentativo estremo di dare una risposta definitiva a un enigma che, tra cartelle criptate e silenzi decennali, non smette di interrogare la coscienza del Paese.