L'EDITORIALE

Crans-Montana, stop al "caro-tragedia": l'accordo Meloni-Parmelin cancella i debiti delle famiglie

Crans-Montana, stop al "caro-tragedia": l'accordo Meloni-Parmelin cancella i debiti delle famiglie

La diplomazia del buonsenso ha finalmente prevalso sulle fredde logiche dei bilanci ospedalieri. Dopo settimane di tensioni incrociate e una crescente ondata...

Pubblicata 04/05/2026 alle 17:17

La diplomazia del buonsenso ha finalmente prevalso sulle fredde logiche dei bilanci ospedalieri. Dopo settimane di tensioni incrociate e una crescente ondata di sdegno nell’opinione pubblica italiana, la vicenda delle fatture svizzere inviate ai sopravvissuti dell’incendio al Constellation di Crans-Montana è giunta a una svolta definitiva. L’annuncio, arrivato attraverso i canali ufficiali del presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, segna la fine di un paradosso burocratico che rischiava di lacerare i rapporti di vicinato tra Roma e Berna.

Tutto è stato deciso a margine del vertice della Comunità Politica Europea a Yerevan, in Armenia. In un colloquio bilaterale che si preannunciava complesso, la premier Giorgia Meloni è riuscita a strappare l’impegno politico necessario per congelare una situazione che lei stessa aveva definito «ignobile». Al centro della disputa c’erano le parcelle, in alcuni casi superiori ai 100.000 euro, recapitate alle famiglie delle giovani vittime e dei sopravvissuti per le cure di emergenza ricevute subito dopo il rogo del Capodanno scorso.

Il meccanismo individuato per sanare il debito non graverà più sulle tasche dei privati né sulle assicurazioni già sature. Parmelin ha infatti confermato che la Confederazione attingerà al fondo nazionale di aiuto alle vittime per coprire quella quota di spese mediche che non era stata riconosciuta dai canali assicurativi standard. Si tratta di un gesto di distensione senza precedenti, che riconosce implicitamente la natura eccezionale e catastrofica dell’evento, sollevando le famiglie italiane da un onere finanziario insostenibile che si andava a sommare al già immenso dolore della perdita o del trauma.

La nota diffusa da Palazzo Chigi sottolinea come l’intervento della premier sia stato decisivo nel far comprendere alla controparte svizzera l’impatto morale di tali richieste di pagamento. Inizialmente, la posizione di Berna era apparsa rigida, ancorata a una gestione tecnica dei flussi sanitari transfrontalieri. Tuttavia, l’incontro di Yerevan ha trasformato una questione amministrativa in un caso politico di primo piano, portando il Consiglio federale a trovare una «soluzione accettabile» in tempi record.

Nonostante la chiusura del capitolo economico, la vicenda di Crans-Montana rimane una ferita aperta sul piano giudiziario. Mentre i sopravvissuti possono finalmente smettere di temere l’arrivo di solleciti di pagamento, l’attenzione si sposta ora sulle responsabilità penali della tragedia. L’Italia ha già confermato la volontà di costituirsi parte civile nel processo che vedrà alla sbarra i responsabili della struttura, inclusi Jacques e Jessica Moretti, sui quali pendono accuse pesanti anche sul versante italiano della magistratura.

Con questa mossa, la Svizzera sceglie la via dell’etica, chiudendo una polemica che stava minando la sua immagine internazionale. Per le famiglie coinvolte, si tratta di una piccola ma fondamentale vittoria: la consapevolezza che lo Stato non le ha lasciate sole di fronte alla freddezza dei calcoli d’oltralpe. La parola passa ora alle aule di tribunale, dove si cercherà di dare giustizia a chi, in quella notte di fuoco, ha perso tutto.